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    September 27

    Il ruolo delle Fantasie

    Abbiamo incontrato la fantasia come strumento che permette al bambino traumatizzato di sfuggire al mondo dei suoi carnefici; nella fantasia il piccolo ha il controllo della situazione, nella fantasia può reindirizzare l'ostilità e la violenza di cui è bersaglio, dirigendola verso gli altri. Soprattutto tra i serial killer che uccidono per il piacere sessuale, ma in quasi tutti gli assassini seriali, sognare ad occhi aperti, fantasticare un'esperienza sadica e brutale con la vittima è un momento comune e centrale. Il comportamento che l'omicida tiene sulla scena del crimine si modella appunto su tali fantasie, che anticipano l'azione. Ma l'impossibilità che la vittima risponda all'aggressione in modo esattamente prevedibile conduce a una discrepanza fra quanto immaginato e quanto sperimentato nel momento dell'esplosione di violenza. Non ci potrà mai essere piena corrispondenza fra aspettativa e realtà: ecco quindi carburante per nuove e sempre più raffinate fantasie.
    La maggior parte di noi mette in scena, nell'immaginario, situazioni dalle più innocenti alle più aggressive, attribuendo loro un valore sostanzialmente positivo, spesso terapeutico. Nel serial killer, invece, sesso e violenza sono asserviti ad un piacere maggiore: il totale controllo della vittima. Ciò è talmente importante che spesso la morte della vittima costituisce un evento antieconomico nella ricerca del piacere: così si spiega il racconto di coloro che sono riusciti a sopravvivere a un assassino proprio aderendo allo schema di comportamento proposto dall'aggressore, uno schema di pieno asservimento alla sua fantasia di controllo totale. Le torture e le umiliazioni che il serial killer attua rappresentano poi il tentativo di disumanizzare, spersonalizzare la vittima. E' durante l'aggressione, la degradazione, la tortura, che le fantasia legate all'originario trauma infantile trovano spazio e si traducono in atti di violenza. Possono trascorrere anche dieci o vent'anni fra gli eventi traumatici e il comportamento omicidiario, periodo durante il quale il killer si è totalmente dissociato dal trauma, l'ha rimosso e confinato al di fuori dell'area di consapevolezza. La dissociazione ha permesso all'omicida di mantenere un sufficiente controlo della realtà e un accettabile inserimento nel mondo sociale. Ma quando interviene un fattore scatenante, un trauma che anche simbolicamente riconduce al passato, un'umiliazione, un abbandono, la drammaticità dell'esperienza infantile riprende il sopravvento, minaccia di travolgere un equilibrio psichico esile e precario, di annientare.
    E' necessario fronteggiare l'angoscia, il panico, l'insopportabile sensazome di completa vulnerabilità: occorre agire, per riprendere il controllo, per ristabilire una continuità. Uccidere diviene un mezzo per dominare paure inesprimibili. Il primo delitto può non essere pienamente progettato e costruito con precisione: l'assassino è allora maldestro, forse la morte della vittima non è ricercata consapevolmente.
    La sensazione di onnipotenza, tuttavia, è inesprimibile. Non è più possibile rinunciarvi.
     
    Serial Killer (Carlo Lucarelli - Massimo Picozzi)

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